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ORIENTAMENTO COME ATTIVITA’ DIDATTICA

 

L’attività didattica nella scuola, possiede, per contenuti, metodi e didattica, una valenza altamente formativa.
Per questo motivo la si propone, sempre più spesso, anche al di fuori del bosco, nel proprio ambiente di vita, paese o città, per favorire la conoscenza, la comprensione, la descrizione e l’interpretazione dello spazio fisico nel quale sono immersi gli allievi, al fine di consentire ad essi, di situarsi e di muoversi consapevolmente nello spazio.
L’orienteering nella scuola stimola l’allievo ad essere padrone della propria vita interiore, dei propri pensieri e delle proprie azioni, attraverso una serie di attività che realizzano una armoniosa sintesi tra teoria e pratica, tra progetto ed esecuzione, tra analisi e concretezza operativa e che offrono molteplici situazioni didattiche, propedeutiche e/o complementari a tutto il processo di istruzione.
Per un approfondimento sulle relative tematiche, consigliamo la lettura del testo "Orienteering nella scuola” di Roberto Biella.

Nell’ambito dell’orientamento come attività didattica, un ruolo importantissimo riveste il GIOCO-ORIENTEERING, perché si configura come strumento di apprendimento trasversale rispetto alle materie curricolari.
Un gioco molto educativo, perché concorre per i suoi contenuti pedagogici, allo sviluppo di una personalità indipendente e autonoma, alla formazione del carattere e alla maturazione dei processi mentali, che sono alla base dell’insegnamento in senso lato.

Dal punto di vista specifico dell’educazione motoria, il gioco-orienteering supera l’addestramento all’esecuzione e alla riproduzione di movimenti standardizzati, mettendo in primo piano l’obiettivo formativo di promuovere un’attività in cui l’allievo, attraverso la possibilità di decidere, sperimentare e verificare, abbia modo di formare e rafforzare una immagine positiva di se stesso.

Spazi usati, mappe e formula di gioco sono diversi rispetto a quelli di una gara di corsa di orientamento, perché dai bambini non si può pretendere la prestazione tecnica, bensì qualcosa di più importante: il divertimento.
Si può iniziare così con forme di mini-orienteering in aula, in palestra, nella scuola, in cortile. Si potrà poi utilizzare un parco, un quartiere, il paese o la città. Non è necessario avere a disposizione una vera e propria carta per orienteering. E’ sufficiente una mappa in bianco e nero con cui mettere in pratica le prime nozioni fondamentali di tecnica orientistica.
Il passaggio dall’aula alla città e infine al bosco, caratterizza un metodo di approccio all’orienteering, basato sulla conquista di spazi sempre più vasti, che, oltre ad incidere profondamente nel processo di formazione educativa, può creare delle motivazioni verso la pratica sportiva dell’orienteering.

Nel gioco-orienteering i concorrenti partono tutti insieme. C’è un certo numero di punti di controllo da frequentare nell’ordine desiderato. Vince il primo che arriva al traguardo dopo aver completato correttamente il percorso.
La partenza simultanea da la possibilità ai più deboli di godere di qualche aiuto e non crea disagi ai più forti: i vincitori saranno comunque sempre gli individui più autonomi ed intraprendenti, sia nella corsa, che nel ragionamento.


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